venerdì 25 maggio 2012

Ai Gerani da Peppe

Operazione di ringiovanimento, strappo le rughe, mi tolgo un po’ di anni per arrivare a circa 18 .... meglio non fare conti di quanti ne ho tolti e mi immedesimo ! Fatto !

Dove andiamo per stare tutti insieme e spendere poco ? Cosa scegliamo salvaguardando il portafoglio e tenendo come punto fermo la quantità di cibo da ingurgitare ? Si va da “I Gerani da Peppe”, ambiente semplice, apparecchio con la vecchia incerata che nonna usava sul tavolo in cucina, gran caciara nella grande sala con televisori in bella vista che immancabilmente trasmettono la partita.

Menù semplice ed economico, da diciottenni affamati prendiamo come antipasto suppli, filetto di baccalà e fiore di zucca. Serviti su piatti di plastica con salvietta di carta ad accalappiare l’olio in eccesso, il riso del suppli è troppo cotto e la mozzarella non fila, la croccantezza della pastella del fiore e del filetto è ottima, peccato per la qualità del baccalà e l’untuosità eccessiva.


Ora le pizze giganti, siamo venuti qui proprio per quelle, pizze romane da 50 cm di diametro, prendiamo una classica margherita ed una Peppe (tre gusti: funghi porcini, salsicce e funghi , bresaola e rughetta), ebbene si, siamo diciottenni vecchietti ne abbiamo prese due ma siamo in tre.


La materia prima del condimento è di qualità discutibile, l’impasto purtroppo è duro e non è facile finire le pizze per dei falsi diciottenni ... che facciamo non prendiamo il dolce ? Rischiamo che il portafoglio non regga quindi evitiamo una spesa eccessiva e dividiamo un tiramisù, anche questo presentato su piatto di plastica e con forchette di plastica, si si somiglia proprio a quello di nonna.


Da bere birra alla spina Moretti Baffo d’Oro (l’alternativa era la Ceres in bottiglia), ne sono servite una media ed una piccola a testa!

Caffè per sentirci grandi ... anche questo su bicchierino di plastica e vassoio vintage. Usciamo dopo una bella serata caciarona con gli amici, lo stomaco bello pieno e con il portafoglio alleggerito di poco.

Torno in me, abile (speriamo) rompiscatole del gusto, ahime non diciottenne, il posto è molto casareccio, per stomaci che pretendono quantità e che soprattutto vogliono spendere poco !

Mentre uscivamo ci siamo accorti che la maggior parte dei clienti non riesce a finire la pizza ... per molti troppo grandi ... o l’impasto .... 

Forse non era colpa della nostra età, urrah siam pischelli !

@Marco

Abbiamo speso 18€ il 18/1/2012

Ai Gerani da Peppe
Via della Pisana 192

giovedì 17 maggio 2012

Fratelli La Bufala

Le corna sono affari di famiglia e quante più persone nel mondo ne vengono a conoscenza tanto più la famiglia ne sarà lieta! Contraddittorio, direte voi, ma non per tutti, non per i Fratelli La Bufala che hanno esportato il loro emblema, le corna appunto, in giro per l’Italia e il mondo, creando una vera e proprio multinazionale della pizza e ristorazione in generale di stampo campano. New York, Madrid, Barcellona, Londra, Istanbul, Berlino, sono solo alcune delle locations (come si dice adesso) dove le italiche corna si sono ramificate, per non parlare delle maggiori città italiane dove ormai sono così diffuse che chiunque di noi può facilmente toccarle con mano! A Roma sono presenti con quattro risto-pizzerie, scegliamo quella a Ponte Milvio, già il ponte..quello dei lucchetti no, così prima uno può andare a mettere un lucchetto e poi a mangiare dai Fratelli La Bufala.

Arrivato sul posto non posso credere ai miei occhi, ecco dove è finita l’Aquila di Spazio 1999!!! Se state abbondantemente sotto gli anta non potrete capire di che sto parlando ma chi non è proprio di primo pelo riconoscerà nella struttura che ospita la pizzeria l’astronave con la quale il capitano Koenig e il suo equipaggio salpavano dalla base lunare Alpha. Che bello rivederla a Ponte Milvio, vicino a un bel cubone zigzagante di cemento, chissà se dentro c’è pure il capitano. Andiamo a dare un’occhiata.

La sala comandi ci rivela appena entrati forno a legna e cucina a vista come vuole la tendenza del momento e uno spazio per gli ospiti che può essere aperto quando il meteo lo consente, al primo piano si trova un’altra sala con i bagni e al secondo e ultimo piano altra sala con secondo forno a legno, per un totale di circa 300 posti a sedere, sui numeri non c’è che dire di sicuro!

Il personale di bordo ci accoglie con garbo anche se forse qualche tentennamento di troppo non ci permette di optare per il primo piano, un po’ più tranquillo. Cominciamo a sfogliare il menù e subito un dubbio ci attanaglia: non ci sono i fritti a noi tanto cari? Calmi, ci pensa un solerte cameriere a far rientrare il panico che già si stava impossessando di noi. La proposta è un misto di supplì, crocchette e zeppoline che accettiamo in doppia porzione ma non basta, rilanciamo con delle polpettine di bufalo fritte, con salsa al curry, riso e yogurt di bufala. Tutto arriva ben caldo, condizione necessaria ma non sufficiente ad un fritto degno di nota: il supplì, privo all’interno di mozzarella o similare, era una palla di riso scotto al pomodoro, niente di più, le crocchette sono semplici ma un po’ anonime e le zeppoline sfiziose, nella norma. Le polpettine, sebbene siano servite con un buon yogurt di bufala e accessori vari, ci sembrano un po’ banali.


Negli antipasti comunque si trovano parecchi piatti con mozzarella di bufala, forse sarebbe valsa la pena tenerli più in considerazione, sarà per il prossimo giro.

Vesuviana (pomodorini provola olive nere e acciughe), margaritana (pom. mozz. e parmigiana di melanzane), margherita dop e reale (pomodorini mozz. provola ricotta e prosciutto crudo) sono le pizze scelte tra le tante proposte in menù. Ad un primo sguardo si deduce che la cottura non è perfettamente uniforme con alcune zone del cornicione più chiare, l’impasto è più vicino ovviamente allo stile napoletano con un cornicione importante, ben pieno ma non troppo denso, con una buona consistenza che non devia verso subdole derive gommose. La vesuviana e la margaritana hanno, a mio avviso, in quello che dovrebbe essere il punto di forza, il punto di debolezza, già perché, nella prima, le acciughe piccole e rinseccolite hanno un gusto poco incline alla piacevolezza, in più la provola raffreddandosi tende a compattare il tutto, mentre nella seconda le melanzane hanno una punta di amaro di troppo. La margherita dop è un classico ben eseguito, il pomodoro avrebbe bisogno giusto di un po’ di carattere in più. La reale è quella che ci convince di più, gli ingredienti sono adeguati nella quantità e qualità e si mangia con piacere.


I bocconi sono stati intramezzati da birra alla spina di marca commerciale, è un peccato che non ci sia ancora attenzione alle birre artigianali da parte dei fratelli perché i loro numerosi locali in giro per il mondo potrebbero essere un’ottima vetrina per i nostri mastri birrai, ormai bravissimi!

L’imminenza dell’estate ci consiglia dopo un già abbondante introito di calorie di non eccedere, così ci limitiamo. Due dolci da dividere, una ricottina di bufala che ci viene servita con delle salse fresche di spremitura dal top commerciale (ne avremmo fatto volentieri a meno), e una cheese cake che raggiunge giusto la sufficienza a traghettarmi al caffè.

Per concludere penso che i Fratelli La Bufala siano una realtà complessa governata da poche menti, ma gestita da moltissime mani che ovviamente faranno la differenza da una sede all’altra. Magari quindi ci si incontra con i fratelli da qualche altra parte!

@Dario 

Abbiamo speso 27€ il 3/5/2012

Fratelli La Bufala 
Viale Tor di Quinto 35

lunedì 23 aprile 2012

Le casette di campagna

C’era una volta…una casetta di campagna…essì, il nome della pizzeria di questa settimana evoca la letteratura infantile e, se avete una schiera di pargoli ribelli o anche soltanto uno e pacato, vale la pena di provare “la casetta”. Immaginate un’afosa serata romana, tentacoli dall’asfalto, cataste di macchine a disegnare la ztl, puntate a sudovest, appena fuori dalla zona parchimetri, nel bel mezzo della valle dei casali: “le casette di campagna”. Vi riappacificherete col resto del mondo, aiuole e prati curati con maestria, l’immancabile nano da giardino, il mulino ad acqua in moto perpetuo, un parco giochi dove dimenticare per qualche ora i vostri figli, mentre voi godete dei tavoli all’aperto.

Ma, c’è un ma, “Quelli della pizza” hanno deciso di provare “la casetta” in una serata umida, gelida e ventosa, il nostro pargolo è già quasi addormentato, e, tra tutti i pregi di questa struttura, godremo solo del comodo parcheggio custodito. Tutti imbacuccati ci rifugiamo all’interno. Peccato. Peccato perché l’interno non ha lo stesso fascino, arredata e apparecchiata in stile rustico, con grandi vetrate che lasciano ammirare il suggestivo parco, la grande sala ha un numero di tavoli e di ospiti che la rendono troppo rumorosa, quasi al punto di impedire la conversazione a tavola.

Il veloce servizio ci consegna i menù che annunciano prodotti di qualità, “cuoche massaie” preparano “artigianalmente” supplì, crocchette e filetti di baccalà e per la pizza è promesso un impasto a lievitazione lenta e una cottura nei due antichi forni a legna. Bene, bene. Via con gli antipasti, la defezione di uno della squadra, ci permette una divisibilità ancor più favorevole e dell’ampia lista dei fritti proviamo ad assaggiare quanto più possibile!


Supplì e crocchette, dai sapori schietti e dalla panatura grezza e croccante, lasciano supporre che le promesse del menù potranno essere rispettate. I filetti di baccalà foderati da una scrocchiante e sottile panatura contengono un buon merluzzo. Dei “tramezzini dorati ripieni di cicoria e ricotta salata” così come dei “panzerotti ripieni di mortadella e ricotta” ci ha conquistato più la descrizione che la realizzazione, promossi, ma senza lode. 

Ed eccoci alle pizze, motivo principe delle nostre “spedizioni”, il menù elenca una quarantina di proposte, divise tra bianche e rosse, oltre le classiche c’è qualche novità, seppur già sperimentata in altre parti, come la “cacio e pepe” e l’“amatriciana”, che non ci faremo mancare, oltre all’immancabile margherita, metro di paragone delle nostre serate e una pizza “casetta”, vuoi non prendere il piatto che porta il nome del locale?, con verdure cotte a legna, cicorietta e pachino. 



Non farò giri di parole, non me ne vengono, la pizza non era affatto morbida, fragrante e uniforme, come promesso dal menù. No, purtroppo anche la materia prima utilizzata non faceva spiccare alcun pregio, la mozzarella si è “cartonizzata” appena perso calore, l’amatriciana, malgrado non fosse bruciata, sembrava aver sofferto di una prolungata cottura, la salsa era ristretta e la pancetta troppo asciutta; passando alle bianche, la cacio e pepe mancava di quell’umidità che avrebbe mantenuto il cacio cremoso, alla pizza alle verdure un “sei politico”, è stata il salvagente che ha stemperato l’aggressione salina di tutto il resto. 

Fortuna che la lista del bere proponeva, oltre i consueti soft drink e alcune bottiglie di vino, anche qualche etichetta di birra artigianale e ci siamo dissetati, oltre che con parecchia acqua, anche con la “Isaac di Baladin”. 

Azzardiamo un paio di dolci tra i tanti proposti: creme caramel e tiramisù. Corretti, ma dimenticati già al parcheggio. 

Speso 23 euro consolidando la convinzione che, se non si è dei gourmet della pizza, ci si può tornare in una sera d’estate, sperando che, l’indirizzo del locale pieghi più sulla qualità che sui grandi numeri.

@Silvia

Abbiamo speso 23€ il 17/4/2012

Le Casette di Campagna
Via Affogalasino, 40